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* That's me *
Nome: Stefania Età: 20 Città: Roma
Io sono una delle tante. mi vedi per strada, magari mi noti, magari mi sorridi ma non te ne frega un cazzo di quello che ce sotto la pelle chiara e gli occhi castani, te ne fotte di sapere cosa c'è dentro di me, di capire chi sono, quali sono i miei sogni, le mie aspettative, i miei desideri. per te rimango soltanto una delle tante, una della massa, un anonimo visino d' angioletto. Non sai che dentro sono strana, sono la matta, sono quella che ha mandato affanculo la vita e che non crede più nei sogni. Non sai che vivo per un sorriso, un abbraccio, non sai che sono cambiata, che son cresciuta, che non son più la ragazzina che credeva a tutto, anche alle cazzate, solo perchè le piaceva crederci, non senti i miei urli silenziosi, le miei proteste mute, la mia voglia di evadere. E forse non ti interessa sapere tutto ciò, non ti interessa capire quest' adolescente che è nata al contrario rispetto al resto delle persone, che ancora non riesce a capire questo mondo troppo crudele, troppo menfreghista, troppo storto.
NoN Ho ScELtO Io Di ViVeRe In QuEsTo MoNdO * Disclaimer *
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* Amo *
Chi mi fa sentire bene sempre e comunque, Stare nella mia stanza a riflettere con il profumo dell'incenso che aleggia nell'aria, L'abbraccio sincero di un amico, Le serate passate a dire cavolate, a ridere senza sosta, a scherzare, a mangiare schifezze, Rifugiarmi ogni tanto nella mia fantasia, Le coccole, Il rumore della pioggia, Il cioccolato, La mia indipendenza, Lo smalto nero, Il cinema, Il mio portatile, Le mie amiche, Tornare a casa durante le vacanze, I concerti, I viaggi, La musica, I My Chemical Romance, I Muse, Il Liga, Orlando Bloom, Le maniacs, i gatti, gli abbracci, Rincontrare qualcuno che non vedo da tanto, Roma di notte, Londra.
* Odio *
Me stessa, Le prese per il culo, Le persone che invadono il mio spazio, Che mi vengano imposte le cose, Quando qualcuno si scrocchia le dita, Le persone che DANNO solo per Ricevere, Le bugie, Chi se la tira, I fighetti, Chi crede d'essere meglio degli altri, Le attese, Gli addii, Le mie lacrime, I cetrioli, Il traffico, Chi giudica senza conoscere le cose, I pregiudizi, Lo stress.
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[p-link] Caliewen correva nella foresta.
Vi vagava ormai da settimane, mesi. Da una parte ci aveva fatto l'abitudine, dall'altra ancora un poco le incuteva timore.
Eppure, si diceva, ormai sono invincibile, immortale. Cosa dovrebbe spaventarmi qui dentro?
Forse, riflettè, aveva timore di quel bagliore che aveva intravisto tra i rami più di una volta, negli ultimi tempi.
L'alba.
Era così che la chiamavano gli umani, vero? Quella tenue luce che compariva all'orizzonte lentamente, e poi, sempre più velocemente, ti travolgeva e ti avvolgeva. Doveva essere una sensazione stupenda, ma non per lei. Quella luce per lei significava la fine.
Ripensò all'ultima volta che l'aveva vista, prima che lui la trasformasse in ciò che era diventata.
Su quel pontile, insieme, ad osservare le stelle e respirare la brezza del mare. In quel momento era spuntata all'orizzonte, il sole che iniziava a rispecchiarsi sull'acqua. Era stato uno spettacolo bellissimo, era certa di poter dire di non aver mai visto niente del genere, di non essersi mai sentita così.
Un anno. Era passato solamente un anno. O forse era meglio dire che era già passato un anno? Rispetto all'eternità che le restava era una cosa insignificante. Ma viverlo da sola, all'inizio di quella agonia che le avevano infilitto, era stato talmente difficile che ogni singolo minuto sembrava non passasse mai.
Quel sole, un anno prima, nonostante l'avesse più volte scottata, era ancora piacevole e invitante. Ora invece poteva ucciderla. Ed era questo che la spaventava. O la spaventava di più l'idea che, nonostante tutto, voleva vederlo? Era forse diventata una pazza suicida? Allora quei mesi della nuova vita non le erano serviti a molto. Avrebbero dovuto estirparle ogni folle idea del genere, e invece non era così.
Camminò tra gli arbusti bassi e i massi ricoperti di muschio. Colse qualche ombra nella radura, sicuramente qualche suo simile che stava vagando, come lei. Li evitò, disseminando le sue tracce, e si diresse verso il limitare degli alberi, dove si apriva dinnanzi agli occhi un lago cristallino. Il tenue riflesso della luna ormai stava scomparendo. Si portò avanti, sulla riva, guardandosi riflessa nella superficie del lago. I capelli legati, i grandi occhi, la bocca morbida e delineata, socchiusa a mostrare i canini perlacei.
Un'immagine apparentemente perfetta.
Ma come si sentiva lei, dentro? Cosa provava realmente?
All'altezza del petto, lì dove c'era il cuore, non sentiva nulla se non un buco vuoto. Non batteva più da tempo ormai, anche se le era parso di sentire un flebile battito, quando quello sprazzo di luce aveva rischiarato le prime foglie.
Non seppe per quanto tempo, minuti, ore, rimase lì. Ma quando alzò di nuovo gli occhi sul cielo, l'astro diurno faceva capolino dietro le chiome degli alberi, tingendo il panorama di un leggero arancione.
Sentì la pelle iniziare a tendersi, a scottare, mentre gli occhi, troppo sensibili alla luce che non vedevano da tempo, si socchiudevano, colmandosi però dell'immagine dell'alba nascente.
Era uno spettacolo meraviglioso, proprio come ricordava. Per un momento, si sentì viva, e fu una sensazione spettacolare. Si sentì nuovamente parte di quel mondo che finora l'aveva esclusa. Non era più il mostro, la diversa, la solitaria. Anche lei guardava l'alba, come tutti. Una lacrima di sangue le colò sulla guancia. La felicità, però, durò poco, per lasciar spazio al dolore della pelle che iniziava la combustione.
Partì dalle mani, per poi espandersi alle braccia, al petto, al cuore. Era un dolore insopportabile. Strinse gli occhi, pensando a quanto fosse stata sciocca, lasciandosi attrarre da quei bagliori dorati, come se fossero la soluzione a tutto.
Ne era valsa la pena? Questo si chiedeva, ora che non poteva più tornare indietro.
Perchè era quello il suo crudele destino, realizzò mentre il fuoco prendeva spazio sul suo corpo.
Per sentirsi viva, doveva morire.
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